Napoli: l'acqua è inquinata lo dice la Marina USA

Napoli: l'acqua è inquinata lo dice la Marina USA

Il comando US Navy di Napoli ha fatto un'incheista sulla potabilità dell'acqua di Napoli. Come tutti sanno a Napoli c'è la più importante base navale americana nel Mediterraneo e la marina americana ha speso 30 milioni di dollari per far analizzare l'acqua che i marinai americani bevono.
I risultati sono noti da mesi, ma solo grazie all'Espresso siamo venuti a saperlo.
Nel numero in edicola in questi giorni c'é un approfondimento di questa grande inchiesta che lascia veramente a bocca aperta: tutto quello che si pensava negativamente sulle falde acquifere sembra confermato.
La cosiddetta 'terra dei fuochi' ha lasciato degli enormi danni per la salute dei cittadini partenopei: "Luoghi con rischi inaccettabili per la salute" sono stati individuati in Campania e suggeriscono ai militari americani di bere solo acqua minerale in bottiglia.
Anche il centro di Napoli non sembra immune da questo inquinamento pericoloso per la salute.
Per ulteriori informazioni, Vi rimandiamo alla cartina interattiva pubblicata su l'Espresso, in cui potrete vedere dove sono questi luoghi pericolosi.
L'amministrazione campana, da canto suo, sembra voler far sequestrare il giornale l'Espresso per questa iniziativa e Noi ci chiediamo perché.

La risposta della Direzione dell'ESPRESSO 

al Consigliere Regionale della Campania del Pse, Corrado Gabriele circa la sua volontà di presentazione di un esposto alla Procura per 'procurato allarme' nei confronti della testata giornalistica:

  • "Invitiamo il consigliere regionale Corrado Gabriele a leggere sull’Espresso in edicola domani l’accurata inchiesta sulla situazione ambientale in Campania prima di esprimere giudizi e addirittura chiedere l’intervento della magistratura per un eventuale reato di procurato allarme.  Il servizio dell’“Espresso” rende noti i risultati inediti e sconvolgenti di una corposa ricerca richiesta dal comando americano di Napoli, eseguìta da primari laboratori di analisi sulla base di campioni di acqua, cibo, terreni, fumi raccolti lungo l’arco di due anni – dal 2009 al 2011 – su un’area di oltre mille chilometri quadrati e costata ben 30 milioni di dollari.  Il rapporto conclusivo è stato trasmesso da diversi mesi alle autorità italiane, ma finora mai reso pubblico. Pensiamo che far finta di niente, prendersela con chi fa informazione invece che con chi dovrebbe impedire il traffico di rifiuti tossici gestito dalla criminalità organizzata può solo peggiorare la vita di chi vive in quelle zone e da anni sopporta le terribili conseguenze dell’inquinamento.“

Commenti